L’Otto per Mille al tempo del COVID-19

In questo periodo di emergenza si è letto di innumerevoli atti di Solidarietà provenienti dagli ambiti più disparati della società.  La lista dei partecipanti alla corsa alle donazioni a ospedali, istituti di ricerca e alle regioni più colpite dall’epidemia è lunghissima e si aggiorna continuamente. Non c’è azienda, ente, società sportiva o testimonial che non abbia lanciato una propria raccolta fondi.

A questo gruppo appartiene anche la CEI, che nei giorni scorsi ha destinato 3 milioni di euro provenienti dall’8 per mille a favore delle strutture sanitarie (10 milioni di Euro alle 220 caritas Diocesane e 500 mila euro alla fondazione Banco alimentare), oltre ad aver lanciato insieme a Caritas una raccolta fondi della durata di un mese. Anche le singole diocesi hanno dato il loro contributo fornendo strutture e centinaia di posti letto e 2 Milioni di Euro per l’istituzione di San Giuseppe, al fine di aiutare tutti coloro che in questo periodo stanno perdendo il Lavoro.

Cifre considerevoli, che si inseriscono però in un complesso quadro di bilancio Stato Chiesa che ci sembra utile analizzare.

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La necessità di uno sguardo radicale a Prato

Quanto serve oggi uno sguardo radicale? Quanto serve oggi uno sguardo radicale a livello locale? Queste sono domande quotidiane per chi come me in questa visione del mondo – da sempre minoritaria – si riconosce. Visione magari povera di mezzi e povera di voti, ma altrettanto ricca di idee e di lotte: liberali, libertarie, federaliste, antiproibizioniste, laiche, nonviolente e transpartitiche. E ogni giorno che passa non riesco a darmi risposta diversa dal “sì, servono”, con quella forza che non ha un qualcosa di auspicabile ma soltanto un qualcosa di estremamente necessario.

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Stati Uniti d’Europa: o si rilancia o si muore

Sono giorni molto difficili quelli che stiamo vivendo. L’emergenza coronavirus sta creando quelle condizioni sociali, politiche e culturali perfette per la propaganda sovranista, che non si è fatta attendere. Sono bastate le affermazione di Christine Lagarde (infelici nei tempi e nei modi, ma sui contenuti servirebbe un’approfondita discussione perché per me dice una verità amara e difficile da accettare) per rimettere in moto la macchina da guerra che fino a qualche mese fa aveva come unica ossessione quella dei migranti. Con quel “non è compito nostro livellare gli spread, ci sono altri strumenti ed altri soggetti per occuparsi di questi temi”, la presidentessa della BCE si è attirata, nel giro di poco, le antipatie di mezzo mondo.

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