Stati Uniti d’Europa: o si rilancia o si muore

Sono giorni molto difficili quelli che stiamo vivendo. L’emergenza coronavirus sta creando quelle condizioni sociali, politiche e culturali perfette per la propaganda sovranista, che non si è fatta attendere. Sono bastate le affermazione di Christine Lagarde (infelici nei tempi e nei modi, ma sui contenuti servirebbe un’approfondita discussione perché per me dice una verità amara e difficile da accettare) per rimettere in moto la macchina da guerra che fino a qualche mese fa aveva come unica ossessione quella dei migranti. Con quel “non è compito nostro livellare gli spread, ci sono altri strumenti ed altri soggetti per occuparsi di questi temi”, la presidentessa della BCE si è attirata, nel giro di poco, le antipatie di mezzo mondo.

A dire il vero, parole talmente infelici nei tempi e nei modi, che persino anche molti convinti europeisti hanno iniziato a porsi qualche domanda su cosa sia diventata questa Europa e su cosa proprio non riesca ad essere, sempre molto attenta quando di mezzo ci sono i soldi, spread e regole finanziare ma quasi sempre colpevolmente distratta quando sul tavolo ci sono i temi dei diritti, delle emergenze sociali e delle esigenze degli ultimi.

Se tutto questo, come ho detto in precedenza, è bastato a risvegliare la propaganda sovranista in chiave anti Europa, è compito nostro ribadire oggi, con maggior forza se necessario, che l’unica strada percorribile è la costruzione degli Stati Uniti d’Europa. È forse colpa dell’Europa se l’Italia ha ridotto in questi anni le risorse destinate alla sanità, se ha un quinto dei posti letto di terapia intensiva della Germania o se, sparsi in tutta la penisola, non si contano più i cantieri di ospedali interrotti a causa di tangenti o appalti truccati ? Non credo.

L’Italia, come non poteva essere altrimenti d’altronde, in questa emergenza si trova a fare i conti coi propri vizi e coi propri annosi problemi che nulla hanno a che fare con l’Europa. Non facciamoci infinocchiare da quei pifferai magici nazionalisti, che anziché provare a inaugurare un dibattito serio e onesto su quali siano stati gli sbagli fatti (da parte di tutti i partiti) in Italia negli ultimi trenta anni, preferiscono la strada più semplice per il loro consenso puntando il dito contro Macron e la Francia, contro la Merkel e la Germania, contro la BCE e l’Europa. Se la Germania può permettersi di affrontare con un po’ più di tranquillità questo momento drammatico rispetto a noi (forte degli oltre 25.000 posti letto di terapia intensiva che qua ci sogniamo), è soprattutto perché a Berlino (ma anche a Parigi, a Madrid, a Oslo) non devono misurarsi ogni anno con il fardello delle nostre mafie, della nostra corruzione e della nostra evasione fiscale che, messe tutte e tre insieme, toccano quasi i 500 miliardi.

Alla facile e stucchevole visione sovranista che è tornata a imperversare prepotente sui nostri media, nelle nostre chat Whatsapp e sui nostri social, occorre contrapporre con forza il nostro progetto degli Stati Uniti d’Europa. SUBITO. Meno poteri ai governi e ai parlamenti nazionali, un solo esercito europeo, una sola economia europea con regole uguali per tutti, una sola moneta europea forte e una sanità sicuramente più uniformata.

È questo il nostro futuro. E in questi giorni così difficili occorre ribadirlo con decisione. Anche urlarlo, se necessario.

Autore: Jonathan Targetti

Nato a Prato il 12 Maggio 1986. Antiquario militare, fondatore di Radicali Prato.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *