Quale potenza dominerà il mondo?

Tratto da Targettopoli: https://targettopoli.com/2020/05/04/quale-potenza-dominera-il-mondo/

Sarà la Tecnica a dominare il mondo, ma questo l’abbiamo già detto. Ma nel frattempo, in tutta la fase che precede questa inevitabile dominazione, chi sarà a pre-dominare il mondo, quale sarà la sfera d’influenza attraverso con cui tutti gli stati dovranno confrontarsi? Gli Stati Uniti d’America, l’Europa, la Cina o la Russia? Quanto influirà il Covid-19 su questa competizione? Naturalmente a questi quesiti non esiste una risposta univoca ma si possono fare diverse congetture in merito che possono costruire alcuni possibili scenari. E un augurio. Ma prima di tutto serve un’analisi delle situazioni di partenza e una successiva attualizzazione epidemica delle stesse. 

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La Politica al servizio della Tecnica

Tratto da Targettopoli: https://targettopoli.com/2020/05/02/giusti-la-politica-al-servizio-della-tecnica/

In questi tempi comunque – aldilà della tragicità degli eventi – di estremo interesse, possiamo ascoltare, tra politici e commentatori, chi non smette di elencare gli elementi fortemente negativi di questa crisi e gli altri che sottolineano le intrinseche possibilità che si potrebbero aprire. Anche nella giornata di ieri non sono mancate le citazioni del nostro premier Conte, a sproposito, sulla differenza tra la negatività della doxa (opinione) e la bontà dell’episteme (sapere certo e incontrovertibile). Come abbiamo potuto assistere alle insussistenti analisi e deboli risposte di un filosofo del calibro di Massimo Cacciari sul fatto che il Covid19 sarà “un incredibile acceleratore del cambiamento”.

Questa perenne ricerca umana sulla dicotomia tra ciò che sarà bene e ciò che sarà male rischia di mettere in ombra la realtà di questa crisi che non fa, in pratica, che accelerare non un cambiamento, ma semplicemente un processo che è in verità inevitabile: il dominio della Tecnica, scevro da connotazioni di bene e male o di giusto o sbagliato, ma che verosimilmente sarà l’approdo futuro dell’umanità stessa. La Tecnica infatti seppellirà i valori della tradizione (massimamente rappresentati dal cristianesimo), di cui Nietzsche ha annunciato la morte nella seconda metà del XIX secolo, ma seppellirà anche la Politica e infine il capitalismo. 

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L’Otto per Mille al tempo del COVID-19

In questo periodo di emergenza si è letto di innumerevoli atti di Solidarietà provenienti dagli ambiti più disparati della società.  La lista dei partecipanti alla corsa alle donazioni a ospedali, istituti di ricerca e alle regioni più colpite dall’epidemia è lunghissima e si aggiorna continuamente. Non c’è azienda, ente, società sportiva o testimonial che non abbia lanciato una propria raccolta fondi.

A questo gruppo appartiene anche la CEI, che nei giorni scorsi ha destinato 3 milioni di euro provenienti dall’8 per mille a favore delle strutture sanitarie (10 milioni di Euro alle 220 caritas Diocesane e 500 mila euro alla fondazione Banco alimentare), oltre ad aver lanciato insieme a Caritas una raccolta fondi della durata di un mese. Anche le singole diocesi hanno dato il loro contributo fornendo strutture e centinaia di posti letto e 2 Milioni di Euro per l’istituzione di San Giuseppe, al fine di aiutare tutti coloro che in questo periodo stanno perdendo il Lavoro.

Cifre considerevoli, che si inseriscono però in un complesso quadro di bilancio Stato Chiesa che ci sembra utile analizzare.

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La necessità di uno sguardo radicale a Prato

Quanto serve oggi uno sguardo radicale? Quanto serve oggi uno sguardo radicale a livello locale? Queste sono domande quotidiane per chi come me in questa visione del mondo – da sempre minoritaria – si riconosce. Visione magari povera di mezzi e povera di voti, ma altrettanto ricca di idee e di lotte: liberali, libertarie, federaliste, antiproibizioniste, laiche, nonviolente e transpartitiche. E ogni giorno che passa non riesco a darmi risposta diversa dal “sì, servono”, con quella forza che non ha un qualcosa di auspicabile ma soltanto un qualcosa di estremamente necessario.

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Stati Uniti d’Europa: o si rilancia o si muore

Sono giorni molto difficili quelli che stiamo vivendo. L’emergenza coronavirus sta creando quelle condizioni sociali, politiche e culturali perfette per la propaganda sovranista, che non si è fatta attendere. Sono bastate le affermazione di Christine Lagarde (infelici nei tempi e nei modi, ma sui contenuti servirebbe un’approfondita discussione perché per me dice una verità amara e difficile da accettare) per rimettere in moto la macchina da guerra che fino a qualche mese fa aveva come unica ossessione quella dei migranti. Con quel “non è compito nostro livellare gli spread, ci sono altri strumenti ed altri soggetti per occuparsi di questi temi”, la presidentessa della BCE si è attirata, nel giro di poco, le antipatie di mezzo mondo.

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